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Claudio Costa
13.04.2002
di Filippo Falsaperla
Il dottore dei piloti racconta i propri eroi Imola, interno, una bella villa di campagna, sera. La signora Silvana Costa organizza una partita a bridge per festeggiare il ritorno a casa del figlio Claudio dopo la brutta operazione al rene subita a fine novembre 2000. Sul tavolo verde un blocchetto ("della Ducati, ancora lo conservo") per segnare i punti e dove invece il medico dei piloti quasi senza pensare inizia a scrivere "Sono nato il 20 febbraio 1941 e mi accingo a raccontare la mia storia". Quasi uno scherzo che diventa in pochi mesi un libro. "dottorcosta. Vita e racconti di un medico e della sua Clinica Mobile", in libreria in questi giorni al prezzo di 30 euro. E' la storia di questo missionario della velocità, "magari per lasciare una traccia delle emozioni meravigliose che avevo avuto la fortuna di vivere, per sottrarle alla dimenticanza, nel momento forse inconsciamente sentivo che la vita poteva scappare via". Il tutto raccontato attraverso il rapporto con i grandi campioni che ha incrociato i suoi 61 anni, "perché credo di aver conosciuto i primi quando ero ancora nella pancia di mia madre". Suo padre, Checco, era il più grande organizzatore di gare e fu il vero artefice della pista di Imola. Un triangolo, Imola-Costa-piloti, che ha avuto al vertice più importante questi ultimi. Però quelli a due ruote, "perché rappresentano il tentativo di questi fanciulli di rimanere bambini, di calarsi nei panni di Peter Pan". Con i ricchi e famosi dell'auto non c'è grande amore. Soltanto di tre c'è menzione: Senna, Alboreto e Zanardi. "Soprattutto negli ultimi due, con cui ho avuto un rapporto professionale diretto, ho trovato la stessa forza dei motociclisti, quella che fa sopportare enormi sacrifici per soddisfare i propri desideri". Il racconto di Zanardi è forse uno dei più sentiti e non a caso chiude il volume. "L'incidente in Germania è capitato proprio mentre stavo completando il libro e mi è sembrato giusto sottolineare la sua storia, perché Alessandro si è comportato proprio come avrebbe fatto un pilota di moto. E le sue foto, dal recupero in ospedale alle prime uscite in pubblico, sintetizzano questa enorme forza di volontà". Quattro Cliniche Mobili dal '77 ad oggi, migliaia di interventi d'emergenza o di routine, 20-30 piloti strappati da un destino drammatico. C'è tutto nel suo libro. "Lo può leggere un bambino come un uomo di 90 anni, che ami o detesti le competizioni. Perché si tratta di storie di uomini, non di corse".