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www.motorinolimits.com
Claudio Costa
ago. 2002
di Paolo Lorenzi
Dottorcosta C'e una frase che colpisce e resta impressa di questo libro, una frase che mostra il confine profondo tra il lettore e il suo autore, tra l'universo di conoscenze, di vicende vissute e di aneddoti che racchiude in sé Claudio Costa, e la storia breve, per lo più frammenti di gare, articoli di giornale e immagini televisive, che l'appassionato conosce: "Sono custode di tanti ricordi. Alcuni hanno un nome. Altri sono noti solo a me e ai tanti eroi senza nome che ho curato". La vita professionale del dottor Costa è saldamente legata a quella degli eroi, come li chiama lui, che ha curato e aiutato a diventare campioni e a restare tali. Un amico, un angelo custode come lo definiscono loro, i piloti che ha saputo conoscere a fondo, le persone con cui ha intrecciato la sua professione di medico. Li ha conosciuti tutti perché tutti, prima o poi, sono dovuti ricorrere alle sue cure. E di tutti ha potuto svelare aspetti nuovi e sconosciuti. Scrivendo questo libro Claudio Costa ha dischiuso un mondo eccezionale, di passioni, di coraggio ma anche di sofferenza. A ciascuno dei grandi campioni di questo sport ha dedicato un ritratto, offrendo aspetti inediti: Agostini, Hailwood, Read, Roberts, Sheene, e più tardi Gardner, Lawson, Mamola, Rainey e Doohan. Per l'australiano c'è uno spazio speciale perché la sua storia, come racconta Costa, "è una favola". Costa salvando la gamba del pilota lo ha restituito alle corse e dopo quell'episodio Doohan ha vinto cinque titoli mondiali. Una vicenda esaltante per entrambi che li ha segnati profondamente. E così ogni volta che il pilota e il suo medico si incontrano "la nostalgia del passato compare nei nostri occhi (..), ci ricorda la nostra storia e ci promette che siamo amici e che lo saremo per sempre". Per il medico romagnolo "Mick è la leggenda di un uomo che, attraverso il suo sconfinato valore e il dolore che ha provato, ha fatto impallidire gli dei come al crepuscolo impallidisce il giorno". Il ricorso alle immagini retoriche e alla mitologia greca sono una costante del modo di esprimersi di Costa che paragona spesso i motociclisti agli eroi dell'Olimpo le cui vicende dimostra di conoscere benissimo. Un'eredità ricevuta dal padre, il grande Checco Costa, agronomo di fama e appassionato di letteratura greca, oltre che di corse e di motori, come ricorda il figlio nel lungo ritratto riservato in apertura al creatore del circuito di Imola. L'amore per i piloti diventa la passione per i misteri dell'esistenza umana: la vita, la morte, il dolore e il coraggio che secondo Costa sono una risorsa eccezionale per ogni pilota, la molla che permette di recuperare e guarire, anche dopo gli incidenti più terribili. C'è una foto che colpisce, tra le tantissime, documenti eccezionali, che illustrano le pagine del suo libro. Un'immagine che sintetizza meglio delle parole la passione per il lavoro di medico e l'amore per i piloti, sentimento condiviso. Si vede Claudio Costa mentre abbraccia piangendo un commosso Kevin Schwantz, che ricambia la stretta come solo a un grande amico si concede. La foto fu scattata il giorno in cui Kevin, pilota tra i più amati nella storia delle corse, diede ufficialmente l'addio alle gare, sconfitto dall'ennesimo incidente, l'ultimo di una serie lunghissima che ha funestato la sua straordinaria carriera. Di lui Costa ha scritto "Il più grande pilota degli ultimi dieci anni abbandonava da uomo un teatro che aveva abitato da eroe". E ancora oggi, a 61 anni compiuti, una buona trentina dei quali passata a medicare i piloti, nonostante una grave malattia che lo ha colpito un anno fa, Costa non vuole smettere di stare a fianco dei suoi ragazzi. E crediamo che continuerà a farlo fino a quando ne avrà la forza.