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Claudio Costa
06.05.2002
di Redazione
Una vita per le corse: il libro del Dottor Costa Dall'amore per la moto, le corse, i piloti. Da Trent'anni in quella corsia speciale che è la pista, è nato "dottorcosta": vita e racconti di un medico e della sua Clinica Mobile. Non ha bisogno di presentazioni il dottor Costa. Non per chi legge Motosprint. Il dottor Claudio Marcello Costa da Imola, classe 1941, è il medico dei piloti e molto di più. E' il medico capace di guarire le ferite del corpo e dell'anima di campioni e motociclisti "qualunque". Quello che sa rimetterli in sella. Ed è il medico cui dobbiamo quell'idea meravigliosa che si chiama Clinica Mobile: un ospedale viaggiante che con il suo personale specializzato assiste al meglio i piloti prima, durante e dopo le gare. Un ospedale piccolo piccolo, quando esordì a Salisburgo nel GP Austria 1977. Un ospedale con otto posti letto e annessa sala operatoria, oggi che sta per essere "varata" al GP Spagna di Jerez, la Clinica Mobile 5. Prima ancora di questo, prima di diventare questo, Claudio Costa è dda Motosprint del 06.05.2002 a sempre innamorato della moto, dei piloti, delle corse, che imparò a conoscere bambino, dentro casa, mentre papà Checco sognava, progettava e faceva nascere l'autodromo di Imola. Quando papà Checco portò a Imola il grande motociclismo e i suoi campioni. E' da questo amore per moto e piloti che è nato "dottorcosta", il libro in cui Claudio Costa racconta se stesso e il mondo delle corse motociclistiche così come le ha vissute, a stretto contatto con i suoi protagonisti, dividendo con loro i momenti più sofferti, le battaglie vinte e perdute. Convinto sempre, in trent'anni vissuti in quella "corsia" tutta speciale che è la pista, che le guarigioni record siano il frutto delle risorse nascoste nell'animo umano. E che rappresentino un messaggio di speranza per quanti ne sono protagonisti, ma anche per quanti vi assistono. Che il dolore da nemico possa trasformarsi in alleato. E' una persona speciale il dottor Costa. Che non è sempre facile capire. Così non sono di immediata comprensione i suoi scritti quando ci propone la sua visione del mondo e della vita. Ma è sufficiente non spaventarsi dei "passaggi difficili" per trovarsi ben presto calati dentro storie dense di emozioni, e qui lasciarsi trasportare dal piacere della lettura. Il dottor Costa con i suoi personalissimi ritratti dei campioni di oggi e di ieri ci regala pagine di storia senza tempo. Ritratti originali, intimi, molto diversi da quelli tracciati dai cronisti sportivi e per questo curiosi, affascinanti, a volte sofferti. Ritratti vissuti, sempre molto sentiti. "dottorcosta" è un libro che non solo farà conoscere il medico dei piloti, il suo credo, le sue opere, i suoi compagni di viaggio della clinica mobile. Vi permette di conoscere meglio le corse e i suoi protagonisti. Di guardarli, da oggi in poi, anche in una nuova prospettiva. IL BEL RITRATTO DEI CAMPIONI Un "assaggio" di quello che potrete leggere nelle pagine del libro CHECCO COSTA In quella notte d'estate, nelle tenebre del parco illuminate dalla luce lunare, che è la più adatta a vedere meglio le ombre con cui sono intessuti i sogni degli uomini, nacque il disegno definitivo, unico e irripetibile, dell'attuale autodromo di Imola: cinque chilometri di lunghezza, per l'esattezza 5.017 metri, con una larghezza di nove metri. Questa idea, come fragile creatura, fu accolta, aiutata, cullata e nutrita da tanti, ma solo uno ne fu padre per sempre: Checco Costa. JARNO SAARINEN Jarno pronunciò parole che non avrei più dimenticato, e ancora oggi mi guidano nelle vicende più incerte della vita: "se vuoi diventare per sempre il mio dottore, mi devi curare bene, ma non devi esitare a lasciarmi libero di guidare quando sono tornato a esserne capace. Dimmi solo la verità sul mio stato, e dopo sarà solo la mia storia". FRANCO UNCINI Posai le mie labbra sulle sue, esangui, socchiuse e immobili. Immisi il mio respiro nel suo torace che, gonfiandosi, timidamente si sollevò. Ripetei più volte il gesto, spiando il petto che si muoveva col mio respiro, e attesi quel momento meraviglioso che vive ogni donna quando mette al mondo un figlio. Il momento arrivò senza il grido che accompagna il primo respiro del neonato, perché quando un essere umano rinasce, la seconda volta non grida più... Dall'asfalto della curva Fahrerlager del circuito di Salisburgo, si rialzò Franco Uncini... Anch'io, rialzandomi dall'asfalto sporco di terra dove mi ero inginocchiato, mi incamminai verso la Clinica Mobile e la portai per sempre sulle piste per aiutare i piloti a respirare. GIACOMO AGOSTINI Dopo che Jarno Saarinen mi aveva portato in Europa, Giacomo Agostino mi portò nel mondo, e da allora ci sono rimasto. Di lui ricordo quando si arrampicava con classe sui tornanti di San Luca a Bologna. Mi irruppe nel cuore quando piombò primo a Lesmo a Monza nel 1963 con la Morini 250 cc. KENNY ROBERTS Imola rappresentò per Kenny la porta per entrare in Europa e il Californiano non sprecò l'occasione, guadagnandosi il soprannome di Marziano. Quando si ritirò, nel 1983, dopo aver conquistato tre titoli mondiali, non seppe resistere alla tentazione di correre, nel 1984, l'ultima gara della sua carriera, la 200 Miglia di Imola, la corsa che lo aveva lanciato nell'Olimpo del motociclismo. Pur con una vertebra rotta corse e...vinse. WAYNE GARDNER ...Ciò che scrive Wayne Gardner è molto consolante: non patisce, a distanza di tanto tempo, alcuna conseguenza delle tantissime fratture riportate nella sua epica carriera motociclistica, sebbene io le abbia curate trasgredendo i "dogmi" della medicina traumatologica, sebbene abbia eletto "la funzione" come la migliore delle cure e abbia scelto il "desiderio" come il migliore dei dottori. La paura che i piloti di moto fossero nella vecchiaia sfortunati invalidi, scompare con le parole del pilota australiano, campione del mondo nel 1987. MICK DOOHAN Mick Doohan rischiò di perdere la gamba e anche la vita. In quel momento terribile urlò disperato. Io e i medici della Clinica Mobile volammo con un aereo attrezzato a rapirlo dal letto dell'ospedale olandese... ...Sì, Mick è la leggenda di un uomo che, attraverso il suo sconfinato valore e il dolore che ha provato, ha fatto impallidire gli dei come al crepuscolo impallidisce il giorno. LORIS CAPIROSSI All'orario fissato i medici olandesi visitarono Capirossi. Fu una visita "crudele", fatta di manovre che avrebbero suscitato dolore in una mano sana. Loris rispose a questa "tortura" con un sorriso. Il sorriso disarmò i medici olandesi e miracolosamente la mano ferita ricominciò a funzionare. Loris Capirossi strappò il consenso che gli permise di correre... E alla fine Loris salì sul podio: terzo classificato!