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Ermanno Alboreto
30.10.2024
di Lorenzo Rondelli
Michele Alboreto è stato l’ultimo pilota italiano ad essere scelto da Enzo Ferrari, nonché l’ultimo nostro compatriota a vincere con una monoposto del cavallino rampante.
Il primo volante, sul quale il futuro vice campione del mondo 1985 mette le mani, è una Simca 1.000 acquistata da un sacerdote, piena di santini (“ne trovammo sotto i tappetini, addirittura uno anche nel vano della ruota di scorta”). L’esordio in pista avviene in Formula Monza nella seconda metà degli anni settanta, poi sale su una formula 1 nel 1981 a Imola.
Per quattro stagioni corre anche nelle gare di durata con la Lancia (Beta Montecarlo turbo, LC1 e LC2), scuderia che abbandona nel 1984, quando approda a Maranello; il Drake non divide i suoi cavalieri con nessun altro.
Nella prima stagione con le rosse vince a Zolder, mentre l’anno successivo è agrodolce: subisce una decisione tecnica sconsiderata che gli procura solo ritiri. Franco Gozzi (per quasi trent’anni braccio destro del Drake) ricordava come Ferrari in persona ammise l’errore (“a quel ragazzo dobbiamo un mondiale”).
Il 1994 è l’ultima stagione in Formula 1: l’incidente di Senna è la goccia che fa traboccare il vaso.
Le stagioni successive sono dedicate alle gare di durata IMSA (con una sortita nel campionato ILM) negli Stati Uniti, mentre nel 1997 arriva l’acuto alla 24 ore di Le Mans: Alboreto ottiene la pole position e la vittoria assoluta.
Queste prestazioni non passano inosservate e quando l’Audi decide di partecipare alle gare di durata chiede al team Joest e a Michele Alboreto di fare parte della squadra.
I ricordi di Ermanno finiscono quando iniziano quelli dei compagni di equipaggio del fratello, tra i quali il direttore tecnico Ferrari Mauro Forghieri.
Alboreto aveva una passione smisurata per i motori: possedeva diverse moto e numerose auto.
Quando poteva si divertiva sia con le prime (il fratello Ermanno ricorda le escursioni sulle colline della Brianza con i campioni delle due ruote Ciro De Petri e Giacomo Agostini) che con le seconde.
Tra i sogni rimasti nel cassetto c’è posto anche per un progetto di una city car molto simile a una vettura che sarebbe uscita qualche anno dopo (“La Smart venne copiata dalla nostra idea”): la Bubble Car City presentata al salone di Ginevra del 1989.


