Autori
Luca Delli Carri
06.08.2018
di Lorenzo Rondelli
Cinque bei racconti lunghi ed un formidabile colloquio con un testimone oculare di quelle storie hanno permesso a “Gli indisciplinati” di vincere meritatamente il Premio Bancarella sport del 2002.
Il filo conduttore del libro sono gli eventi drammatici che mettono alla prova Enzo Ferrari: la morte di cinque suoi piloti ufficiali (Castellotti, De Portago, Musso, Collins, Hawthorn); la terribile malattia di Dino, l’unico figlio; l’attacco che lo paragona ad un Saturno industriale che divora i suoi figli.
A Castellotti è fatale una sessione di prove a Modena nel Marzo 1957, mentre due mesi dopo De Portago esce di strada durante la Mille Miglia.
Con lo spagnolo muoiono il copilota e diversi spettatori, tra i quali alcuni bambini. La Chiesa insorge attraverso l’Osservatore Romano, le autorità ritirano il passaporto al Drake e aboliscono le corse su strada.
La leggenda della Mille Miglia finisce qui.
Se il 1957 è terribile, l’anno successivo è devastante: a Reims cade Luigi Musso mentre Collins non sopravvive ad un’uscita di strada sul famoso inferno verde del Nürburgring.
I due eventi hanno una strana similitudine: in entrambi i casi i piloti Ferrari, in lotta per la prima posizione, erano seguiti o preceduti dal compagno di squadra Hawthorn.
L’ultima tragedia colpisce proprio quest’ultimo: nel Gennaio 1959 Hawthorn, amico fraterno di Collins (e secondo alcuni parzialmente responsabile dell’incidente di Musso), muore in un incidente stradale.
Pochi mesi prima era diventato campione del mondo con il Cavallino.
Se non era facile dipingere questi cinque cavalieri del rischio, riuscire a farsi raccontare quegli anni da Romolo Tavoni, segretario di Enzo Ferrari dal 1952 al 1962, ha del capolavoro.
Su ognuno dei piloti Tavoni (che ha ricoperto anche il ruolo di direttore sportivo Ferrari), fa un’analisi precisa e puntuale.


