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Luca Delli Carri
26.01.2026
di Lorenzo Rondelli
Un’altra bella fatica di Delli Carri, impegnato questa volta in 48 interviste ad altrettanti piloti. Accanto a molti nomi conosciuti (Andrea De Adamich), vincenti (Luigi Chinetti, Nino Vaccarella), famosi nell’automobilismo (Giannino Marzotto) o in altri campi (il gioielliere Gianni Bulgari), ne compaiono altri che hanno solo sfiorato la fama, a dimostrazione di come la fortuna (della quale Enzo Ferrari negava l’esistenza, preferendo spiegare certi eventi come dovuti a “una preparazione più o meno accurata”) incida più di quanto si possa pensare. Il libro si apre con la bella intervista a Luigi Chinetti, fondatore della scuderia NART (North America Racing Team) e per diversi decenni importatore Ferrari nel nord America. È la persona che fa conoscere il cavallino rampante in quello che è ancora oggi il mercato più importante. Tra le voci fuori dal coro c’è anche quella del grande stradista Umberto Maglioli (vincitore di tre Targa Florio e fratello di Claudio, formidabile preparatore delle Lancia Stratos mattatrici nel mondiale rally negli anni settanta), probabilmente l’unico pilota ufficiale a evitare gli incontri con il Commendatore (“non sapevi mai se saresti rimasto due, dodici o ventiquattro ore”). Anche Giannino Marzotto (vincitore di due Mille Miglia al volante della Ferrari) si toglie qualche sassolino dalle scarpe: nel 1953 la sua 4100 non è all’altezza (“Ferrari diceva che la mia macchina faceva i 300 chilometri orari, mentre in realtà faceva al massimo i 230 orari, e con i tamburi dei freni ovalizzati”), l’anno dopo gli rifilano una sport pericolosa (“la cinque litri fece otto morti su cinque macchine costruite, se non ricordo male”). Secondo Marzotto Nino Farina uscì di strada dopo 40 chilometri di corsa (e si fece nove mesi di ospedale) a causa di quella vettura, rifiutata da tutti gli altri piloti ufficiali. Se qualche lettore pensa che l’improvvisazione tecnica sia scomparsa negli anni settanta cambia idea leggendo i ricordi di Nanni Galli, un pilota che ha corso dal 1971 al 1973 ha corso in Formula 1 con March, Tecno, Williams (“una volta mi si ruppe il telaio in prova e per la gara mi dettero un punto di saldatura: roba da matti”). Il libro si ferma al 1971 perché secondo Delli Carri “è in quel momento che l’automobilismo cambia”: in Formula 1 migliora la sicurezza e vengono introdotte le chicane, negli sport prototipi le Porsche 917 (il loro record sulla distanza della 24 ore di Le Mans del 1971 resiste per più di venticinque anni) e Ferrari 512 di cinque litri di cilindrata devono cedere il posto alle più agili (e meno veloci) tre litri.